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Le schede perforate: dal telaio Jacquard ai primi computer

Scopri come le schede perforate controllarono i telai, ispirarono Charles Babbage e servirono per programmare ed elaborare dati per oltre un secolo.

Pubblicato 31 luglio 2026Aggiornato 7 agosto 2026Lettura : 7 minDi Yann Bastien
Catena di schede perforate utilizzata per controllare un telaio Jacquard
Mostra indice
  1. Prima dell’informatica: automatizzare un motivo
  2. Il telaio Jacquard: un programma prima dei programmi?
  3. Charles Babbage riprende l’idea
  4. Ada Lovelace e la macchina programmabile
  5. Fori come informazione
  6. Herman Hollerith e il censimento statunitense
  7. Da Hollerith a IBM
  8. La scheda IBM a 80 colonne
  9. Programmare con un mazzo di schede
  10. Programmi e dati sullo stesso supporto
  11. Come si leggevano le schede perforate?
  12. I limiti delle schede perforate
  13. Perché durarono così a lungo?
  14. Dalle schede perforate al programma memorizzato
  15. Un legame diretto con i file moderni
  16. L’eredità delle schede perforate
  17. Domande frequenti
  18. Chi ha inventato le schede perforate?
  19. Il telaio Jacquard era un computer?
  20. Charles Babbage usò schede perforate?
  21. Perché Herman Hollerith è importante?
  22. Quanto poteva contenere una scheda IBM?
  23. Quando scomparvero le schede perforate?

Per quasi due secoli, le schede perforate hanno trasformato istruzioni e dati in oggetti fisici leggibili automaticamente dalle macchine. Molto prima di nastri magnetici, dischi e memorie elettroniche, semplici cartoncini perforati controllavano telai, acceleravano censimenti e, più tardi, programmavano alcuni dei primi computer.

La loro storia collega tappe fondamentali dell’informatica: il telaio Jacquard, le macchine immaginate da Charles Babbage, i sistemi di Herman Hollerith e i centri di calcolo del Novecento.

La scheda perforata non è l’unico antenato del computer, ma incarna un’idea fondamentale: istruzioni e dati possono essere separati dalla macchina che li elabora e rappresentati in una forma leggibile automaticamente.

Prima dell’informatica: automatizzare un motivo

Nel XVIII secolo diversi inventori cercarono di automatizzare la produzione di tessuti complessi. Basile Bouchon usò carta perforata negli anni 1720 e Jean-Baptiste Falcon migliorò il principio con schede collegate. All’inizio dell’Ottocento Joseph Marie Jacquard perfezionò e diffuse un telaio controllato da schede perforate.

La presenza o assenza di un foro determinava il comportamento di una parte del meccanismo. Una sequenza di schede poteva così descrivere un motivo complesso.

Il telaio Jacquard: un programma prima dei programmi?

Le schede Jacquard sono talvolta presentate come primi “programmi”. L’analogia è utile, ma non va spinta troppo oltre. Le schede controllavano una sequenza di azioni meccaniche e cambiando la sequenza cambiava il motivo senza ricostruire il telaio.

Questa separazione tra macchina e istruzioni che ne determinano il comportamento ricorda fortemente la programmazione. Il telaio Jacquard, però, era una macchina specializzata per la tessitura, non un computer generalista.

Charles Babbage riprende l’idea

Qualche decennio dopo, Charles Babbage progettò macchine per automatizzare il calcolo. La sua Macchina alle Differenze doveva produrre tabelle matematiche tramite differenze finite.

Babbage immaginò poi la più ambiziosa Macchina Analitica, capace di eseguire diverse sequenze di operazioni. Per controllarla propose schede perforate, ispirate in parte al telaio Jacquard, con schede diverse per operazioni e dati.

Il passaggio concettuale era decisivo: le istruzioni non dovevano più essere incorporate permanentemente nella meccanica, ma potevano essere fornite dall’esterno.

Ada Lovelace e la macchina programmabile

Ada Lovelace studiò la Macchina Analitica e comprese le conseguenze della separazione tra macchina e istruzioni. Nelle sue celebri note del 1843 descrisse, tra l’altro, un metodo per calcolare i numeri di Bernoulli.

Le schede perforate avrebbero fornito il supporto fisico per parte di quelle istruzioni e dati. Un supporto perforato non controllava più soltanto un motivo tessile: poteva partecipare alla descrizione di un processo di calcolo. La biografia di Ada Lovelace approfondisce questa fase.

Fori come informazione

Una scheda perforata utilizza posizioni prestabilite che possono essere perforate o non perforate. Questi stati fisici codificano informazione.

Non è corretto identificarli sempre direttamente con 0 e 1: a seconda del sistema, posizioni e combinazioni di fori rappresentavano cifre, lettere o istruzioni. Il principio generale è però simile a quello digitale moderno: informazione astratta rappresentata tramite stati fisici distinti.

Herman Hollerith e il censimento statunitense

Alla fine dell’Ottocento la crescita della popolazione rendeva sempre più difficile elaborare il censimento degli Stati Uniti. L’ingegnere Herman Hollerith sviluppò un sistema elettromeccanico che registrava e conteggiava informazioni tramite schede perforate.

Il sistema fu usato per il censimento statunitense del 1890. Le caratteristiche di una persona erano rappresentate da perforazioni in posizioni definite e le macchine potevano poi tabularle molto più rapidamente del lavoro manuale.

Le schede divennero così uno strumento di elaborazione automatizzata dei dati.

Da Hollerith a IBM

Hollerith fondò la Tabulating Machine Company per commercializzare i suoi sistemi. Nel 1911 l’azienda si fuse con altre società formando la Computing-Tabulating-Recording Company (CTR), che nel 1924 divenne International Business Machines (IBM).

Le schede perforate rimasero centrali per IBM per decenni. Molto prima della diffusione dei computer elettronici, amministrazioni e imprese usavano già macchine a schede per ordinare, contare ed elaborare grandi quantità di informazioni.

La scheda IBM a 80 colonne

Alla fine degli anni Venti apparve uno dei formati più celebri: la scheda IBM a 80 colonne, circa 18,7 × 8,3 centimetri. A seconda della codifica, ogni colonna poteva rappresentare un carattere.

Con l’arrivo dei computer elettronici le schede non scomparvero subito. Un programma poteva occupare decine, centinaia o migliaia di schede e il loro ordine fisico era essenziale. Far cadere un mazzo mal numerato poteva trasformarsi in un serio problema.

Programmare con un mazzo di schede

Nei centri di calcolo degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta gli utenti spesso non lavoravano direttamente davanti al computer. Il codice veniva inserito con una perforatrice di schede e una riga di programma poteva corrispondere a una scheda.

Il mazzo veniva consegnato a un operatore o a un lettore; i risultati arrivavano più tardi, spesso stampati. Questo metodo è chiamato elaborazione batch. Un errore di sintassi poteva richiedere la correzione di una scheda, una nuova consegna e un’altra attesa.

Programmi e dati sullo stesso supporto

Le schede potevano contenere codice sorgente, dati, parametri, comandi di sistema o registrazioni amministrative. Lo stesso supporto fisico poteva quindi rappresentare informazioni molto diverse a seconda del contesto e della codifica.

È un’idea centrale dell’informatica: le macchine manipolano rappresentazioni di dati e il significato dipende dalle convenzioni e dal programma che le interpreta. L’architettura di von Neumann porta questa astrazione ancora oltre.

Come si leggevano le schede perforate?

I primi sistemi rilevavano i fori meccanicamente o elettricamente. Perni potevano attraversare un foro e stabilire un contatto o attivare un’azione. In seguito furono utilizzati anche metodi ottici.

Il principio rimaneva invariato: convertire la disposizione fisica dei fori in segnali interpretabili dalla macchina. La scheda costituiva un’interfaccia tra un oggetto fisico e l’elaborazione automatica dell’informazione.

I limiti delle schede perforate

Le schede erano ingombranti, memorizzavano pochissima informazione e dovevano essere conservate, trasportate e protette. Programmi grandi richiedevano intere scatole. Modificare il codice significava spesso sostituire o perforare nuovamente alcune schede.

L’elaborazione batch rallentava inoltre il ciclo tra scrittura, esecuzione e correzione. Nastri magnetici, dischi, terminali interattivi e memorie elettroniche resero progressivamente le schede meno convenienti.

Perché durarono così a lungo?

Erano relativamente semplici da produrre, trasportabili, leggibili da macchine robuste e adatte all’ordinamento meccanico. Soprattutto, intorno a esse esisteva un’enorme infrastruttura: apparecchiature, software, procedure, personale formato e archivi.

Sostituire una tecnologia non significa soltanto trovare qualcosa di tecnicamente migliore: occorre sostituire anche l’ecosistema. Per questo le schede rimasero in alcuni ambienti fino agli anni Settanta e oltre.

Dalle schede perforate al programma memorizzato

Le schede previste da Babbage e quelle dei primi computer elettronici fornivano istruzioni tramite un supporto esterno. Il passo successivo fu collocare le istruzioni direttamente nella memoria del computer.

Nelle architetture a programma memorizzato, programmi e dati possono risiedere insieme in memoria. I programmi diventano più facili da caricare, modificare, copiare e manipolare. Le schede continuarono comunque a essere usate per anni come mezzo di input.

Un legame diretto con i file moderni

Una scheda perforata sembra lontanissima da un file CSV, JSON o di testo, ma il principio sottostante è familiare. Entrambi dipendono da una convenzione di rappresentazione che permette alla macchina di interpretare i dati.

Un foro non ha significato intrinseco: lo acquisisce perché uno schema di codifica stabilisce cosa rappresenta la sua posizione. Allo stesso modo, caratteri separati da virgole diventano CSV grazie a regole condivise.

Il supporto è cambiato, ma resta la stessa domanda: come rappresentare l’informazione in una forma abbastanza strutturata da poter essere elaborata automaticamente?

L’eredità delle schede perforate

Le schede contribuirono ad affermare idee essenziali: separare le istruzioni dalla meccanica della macchina, codificare dati su supporti leggibili automaticamente, elaborare sequenze preparate e usare lo stesso mezzo per programmi, comandi o dati.

La loro importanza non deriva dalla sofisticazione tecnica, ma dall’idea che incarnano: l’informazione può essere codificata su un supporto, letta automaticamente e usata per controllare un’elaborazione.

Domande frequenti

Chi ha inventato le schede perforate?

Non esiste un unico inventore della scheda perforata moderna. Basile Bouchon e Jean-Baptiste Falcon usarono supporti perforati per automatizzare la tessitura nel XVIII secolo; Joseph Marie Jacquard perfezionò e diffuse successivamente il sistema.

Il telaio Jacquard era un computer?

No. Era una macchina specializzata per la tessitura. Le sue schede potevano però modificare il motivo cambiando le istruzioni fornite al meccanismo, rendendolo una tappa importante dell’automazione.

Charles Babbage usò schede perforate?

Progettò di usarle per controllare la Macchina Analitica, comprese schede per operazioni e dati. La macchina completa non fu mai costruita durante la sua vita.

Perché Herman Hollerith è importante?

Sviluppò un sistema di elaborazione dati a schede perforate usato nel censimento statunitense del 1890. La sua azienda fu inoltre uno dei predecessori industriali di IBM.

Quanto poteva contenere una scheda IBM?

Il celebre formato IBM aveva 80 colonne e, a seconda della codifica e dell’uso, poteva generalmente rappresentare fino a 80 caratteri.

Quando scomparvero le schede perforate?

Il loro uso diminuì con nastri magnetici, dischi e terminali interattivi soprattutto negli anni Sessanta e Settanta, anche se alcuni sistemi specializzati le conservarono più a lungo.

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Fonti e riferimenti

  1. 1.Computer History Museum - The Punched Card's Pedigree
  2. 2.Science and Industry Museum - The story of the Jacquard loom
  3. 3.Science Museum Group - Punched cards for Babbage's Analytical Engine
  4. 4.Computer History Museum - Punched cards control Jacquard loom