Guido van Rossum: creare Python per rendere il codice leggibile
Scopri come Guido van Rossum ha creato Python partendo dall'esperienza di ABC, ne ha guidato l'evoluzione e ha trasformato un progetto personale in un bene della comunità.
Pubblicato 17 agosto 2026Aggiornato 15 settembre 2026Lettura : 8 minDi Yann Bastien
Guido van Rossum non si è limitato a creare Python. Per quasi trent’anni ha accompagnato la trasformazione di un interprete nato come progetto personale in un linguaggio utilizzato nell’insegnamento, nello sviluppo web, nell’automazione, nella data science e nell’intelligenza artificiale.
La sua storia racconta quindi due percorsi insieme: quello di un progettista di linguaggi che attribuiva un valore particolare alla leggibilità e quello di un fondatore che ha imparato gradualmente a condividere, e infine a cedere, il potere decisionale.
Da ABC all’idea di Python
Nato nei Paesi Bassi nel 1956, Van Rossum studiò matematica e informatica all’Università di Amsterdam, laureandosi nel 1982. Entrò poi al Centrum Wiskunde & Informatica (CWI), dove lavorò ad ABC, un linguaggio sperimentale pensato per rendere la programmazione accessibile anche ai non specialisti.
ABC possedeva diverse qualità che sarebbero riapparse in Python: strutture dati di alto livello, un approccio interattivo e l’indentazione per rappresentare i blocchi. Van Rossum ne sperimentò però anche i limiti. Era un ambiente relativamente chiuso e difficile da integrare con librerie e strumenti già esistenti.
Il problema divenne particolarmente concreto con Amoeba, un sistema operativo distribuito sviluppato al CWI. Il gruppo aveva bisogno di qualcosa di più espressivo degli script shell e più rapido da usare del C. Van Rossum voleva conservare la semplicità di ABC, ma aprire il nuovo linguaggio al software circostante.
Natale 1989: nasce un nuovo interprete
Durante le vacanze di Natale del dicembre 1989, Van Rossum iniziò a scrivere un nuovo interprete. L’aneddoto è famoso, ma Python non nacque dal nulla: sintetizzava anni di esperienza con ABC, Amoeba e gli strumenti Unix.
Il linguaggio doveva essere leggibile, pratico nel lavoro quotidiano e soprattutto estensibile. Poteva richiamare codice scritto in C e fare da collegamento tra componenti più vicini alla macchina.
Il nome Python non deriva dal serpente. Van Rossum lo scelse in omaggio a Monty Python’s Flying Circus, di cui apprezzava l’umorismo, e perché cercava un nome breve e riconoscibile.
Dopo una prima versione funzionante nel 1990, pubblicò Python 0.9.0 il 20 febbraio 1991 sul gruppo Usenet alt.sources. Erano già presenti funzioni, eccezioni, moduli, collezioni e classi. Gli utenti potevano provare il linguaggio, segnalare errori e proporre miglioramenti: il progetto personale cominciò subito a diventare collettivo.
La leggibilità come scelta ingegneristica
La caratteristica visiva più riconoscibile di Python è l’indentazione significativa. In molti linguaggi l’indentazione aiuta chi legge, mentre parentesi graffe o parole chiave determinano la struttura effettiva. Python fa coincidere le due cose.
Non è soltanto una preferenza estetica. Un programma viene letto, corretto e mantenuto molto più a lungo di quanto richieda la sua prima scrittura. Per Van Rossum, ridurre la distanza tra ciò che vede lo sviluppatore e ciò che comprende l’interprete fa quindi parte della qualità del software.
La stessa filosofia emerge nella sintassi relativamente regolare, nella cultura del codice «Pythonic» e nella preferenza per costruzioni esplicite. Lo Zen of Python, scritto da Tim Peters, non è opera di Van Rossum, ma la sua enfasi su leggibilità e semplicità riflette bene la cultura progettuale da lui incoraggiata.
Semplice, ma non isolato
Python non è mai stato progettato per essere il linguaggio più veloce in esecuzione. Il compromesso riguarda soprattutto il tempo degli sviluppatori: scrivere, comprendere e modificare software può costare molto più di qualche secondo di calcolo.
Le prestazioni non vengono però ignorate. L’estensibilità consente di affidare le operazioni costose a librerie compilate mantenendo un’interfaccia Python concisa. Questo modello diventerà fondamentale per NumPy, SciPy, pandas e numerosi strumenti di machine learning.
Python diventa così un linguaggio ponte: può coordinare librerie native, file, servizi di rete, database e API senza obbligare a riscrivere ogni componente nello stesso linguaggio.
Anche la filosofia «batteries included» rafforza questo pragmatismo. Una ricca libreria standard accorcia la distanza tra l’apprendimento della sintassi e la soluzione di un problema reale.
Da creatore a BDFL
Con la crescita della comunità, Van Rossum mantenne un’influenza eccezionale. Gli venne attribuito scherzosamente il titolo di Benevolent Dictator For Life (BDFL). Le decisioni venivano discusse pubblicamente, ma poteva pronunciarsi in via definitiva quando mancava il consenso.
Le Python Enhancement Proposals (PEP) formalizzarono progressivamente questo processo. Una proposta importante può descrivere il problema, la soluzione, le alternative e la decisione finale. Le PEP non servono soltanto a far evolvere il linguaggio: conservano la memoria istituzionale delle scelte progettuali.
Dal 1995 Van Rossum proseguì lo sviluppo al CNRI, poi presso BeOpen.com e Digital Creations. Nel 2001 la Python Software Foundation diede al progetto un’organizzazione indipendente capace di gestire diritti, infrastruttura e sostegno alla comunità.
La sfida era mantenere un’identità coerente senza ridurre Python alle preferenze di una sola persona. Progettare un linguaggio significa anche saper dire di no: accogliere ogni buona idea finirebbe per rendere meno coerente l’insieme.
Python 2, Python 3 e il prezzo della compatibilità
Il successo di Python 2 mostra un problema classico delle tecnologie molto diffuse: più software dipende da esse, più diventa difficile correggere le decisioni del passato.
Python 3.0, pubblicato nel 2008, corresse diverse incoerenze, in particolare nella distinzione tra testo Unicode e dati binari. Tuttavia non era deliberatamente del tutto compatibile con Python 2.
La migrazione durò molto più del previsto. Librerie e aziende supportarono entrambe le generazioni per anni e il supporto ufficiale a Python 2 terminò soltanto nel 2020.
Non fu semplicemente un errore né un successo privo di costi. L’episodio rese evidente un compromesso fondamentale: la compatibilità assoluta protegge gli utenti esistenti ma può congelare scelte problematiche; migliorare la coerenza del linguaggio può invece imporre costi reali all’intero ecosistema. Questa esperienza ha lasciato un’impronta duratura sulla prudenza con cui Python evolve.
Un linguaggio oltre gli usi originari
Van Rossum non ha creato NumPy, Django, pandas, Jupyter o le librerie di IA che hanno contribuito alla diffusione di Python. Il suo contributo è più strutturale: ha fornito una base leggibile ed estensibile sulla quale altri hanno potuto costruire.
Python è diventato anche uno dei principali linguaggi per imparare a programmare. Un principiante può ottenere rapidamente risultati utili senza dover prima padroneggiare la gestione manuale della memoria o una sintassi pesante, e può poi usare lo stesso linguaggio per progetti avanzati.
Le annotazioni di tipo, formalizzate anche con PEP 484, mostrano come Python possa rispondere alle esigenze di codebase enormi senza abbandonare il proprio modello dinamico. Forniscono informazioni agli strumenti di analisi senza trasformare l’esecuzione normale in quella di un linguaggio staticamente tipizzato tradizionale.
Google, Dropbox e Python su larga scala
Van Rossum entrò in Google nel 2005, dove poté dedicare una parte significativa del proprio tempo a Python osservandone al tempo stesso l’impiego in grandi sistemi industriali.
Nel 2013 passò a Dropbox, un altro importante utilizzatore di Python. A quel punto il linguaggio era già saldamente presente nel Web, nell’automazione, nell’insegnamento e nel calcolo scientifico.
Il piccolo progetto del CWI era ormai diventato un’infrastruttura le cui decisioni progettuali riguardavano aziende, librerie e milioni di sviluppatori.
2018: lasciare il ruolo di BDFL
Nel 2018 le discussioni sulla PEP 572 e sull’espressione di assegnazione := divennero particolarmente accese. Oltre alla questione tecnica, emerse il costo umano di un modello di governance in cui i conflitti più difficili finivano sempre per ricadere su una sola persona.
Dopo aver accettato la proposta, Van Rossum annunciò a luglio di lasciare il ruolo di BDFL, senza nominare un successore.
La comunità dovette quindi formalizzare una governance indipendente dal fondatore. Nacque infine uno steering council eletto di cinque membri, il cui funzionamento è descritto nella PEP 13.
Questa transizione è forse una delle prove più forti del successo di Van Rossum: Python poteva continuare senza aver bisogno del suo creatore come arbitro permanente.
Microsoft e Faster CPython
Dopo un breve periodo di pensionamento nel 2019, Van Rossum entrò in Microsoft nel 2020. Non rimase quindi soltanto una figura storica, ma tornò a lavorare su problemi contemporanei del linguaggio.
Ha partecipato, tra l’altro, agli sforzi di Faster CPython, che mirano ad aumentare le prestazioni dell’implementazione di riferimento preservandone la compatibilità. Oltre trent’anni dopo il primo interprete, il suo creatore continuava a contribuire all’efficienza del suo discendente.
Un’eredità più grande di una sola persona
Raccontare Python come l’opera solitaria di un genio sarebbe fuorviante. Van Rossum creò il linguaggio originale e lo guidò per un periodo eccezionalmente lungo, ma migliaia di persone hanno costruito l’interprete, la libreria standard, gli strumenti di packaging, i framework, la documentazione e gli ecosistemi scientifici.
Questa dimensione collettiva fa parte del suo risultato. Ha contribuito a creare un progetto abbastanza coerente da mantenere un’identità e abbastanza aperto da accogliere usi impossibili da prevedere nel 1989.
La sua eredità va quindi oltre la sintassi: la leggibilità come proprietà ingegneristica, un linguaggio di alto livello capace di collaborare bene con librerie native, decisioni progettuali documentate pubblicamente e la consapevolezza che un progetto maturo deve, prima o poi, poter funzionare senza il proprio fondatore.
Cronologia
1956: nasce nei Paesi Bassi.
1982: si laurea e entra al CWI.
Anni 1980: lavora ad ABC e Amoeba.
Dicembre 1989: inizia lo sviluppo di Python.
20 febbraio 1991: pubblica Python 0.9.0.
1995: prosegue lo sviluppo al CNRI negli Stati Uniti.
2001: nasce la Python Software Foundation.
2005–2012: lavora in Google.
2008: viene pubblicato Python 3.0.
2013–2019: lavora in Dropbox.
Luglio 2018: lascia il ruolo di BDFL.
2019: entra in carica il primo steering council eletto.
2020: termina il supporto a Python 2 e Van Rossum entra in Microsoft.
Domande frequenti
Guido van Rossum ha creato Python da solo?
Ha progettato e programmato la prima versione e ha guidato il linguaggio per molti anni. Python è però diventato presto un progetto comunitario e il suo ecosistema è oggi il risultato del lavoro di migliaia di collaboratori.
Perché ha creato Python?
Voleva conservare alcuni punti di forza di ABC creando al tempo stesso un linguaggio più estensibile, meglio integrato con i sistemi esistenti e piacevole da usare nella programmazione quotidiana.
Perché Python usa l’indentazione?
L’idea deriva anche dall’esperienza con ABC. In Python, la struttura visibile a chi legge coincide con quella compresa dall’interprete.
Il nome Python deriva dal serpente?
No. È un riferimento ai Monty Python; il serpente è entrato solo in seguito nell’identità visiva del linguaggio.
Che cosa significava BDFL?
«Benevolent Dictator For Life» era un titolo scherzoso che descriveva Van Rossum come arbitro finale quando la comunità non raggiungeva un consenso.
Perché ha lasciato la governance?
Si ritirò nel luglio 2018 dopo l’estenuante dibattito sulla PEP 572. In seguito la governance passò a uno steering council eletto.